"Il Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231"


 


Il Decreto legislativo 8 giugno 2001 n. 231 ha introdotto nell’ordinamento la previsione di una responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica) per la commissione di una serie di reati – individuati dello stesso Dlgs 231 – commessi da parte delle persone fisiche ad esso legate, che abbiano agito nell'interesse o a vantaggio dell'ente.
Gli enti che hanno nello Stato la loro sede principale rispondono anche per i reati commessi all’estero purchè nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il fatto.
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Perché si possa configurare la responsabilità amministrativa dell’ente è necessario che:
⦁    il reato sia commesso da soggetti che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale (c.d. soggetti “apicali”) o da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti apicali (c.d. soggetti “sottoposti”)
⦁    il reato sia previsto quale reato presupposto dal Dlgs 2131
⦁    il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio dell’ente.



L’ente non risponde se si è dotato di un modello di organizzazione e gestione idoneo ed efficace.
Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:
a) la sanzione pecuniaria;
b) le sanzioni interdittive;
c) la confisca;
d) la pubblicazione della sentenza.


 RESPONSABILITÀ AMMINISTRATIVA DEGLI ENTI PER REATI TRIBUTARI - NUOVO ART. 25-QUINQUIESDECIES DEL DLGS 231/01

La legge 19 dicembre 2019  n. 157– che ha convertito con modifiche il c.d. Decreto Fiscale (DL 26 ottobre 2019 n. 124) – ha introdotto nel D.lgs. 231 i reati tributari

Nello specifico, l’articolo 39 di detta Legge ha aggiunto al D.lgs. 231 l’articolo 25-quinquiesdecies,  relativo alla responsabilità amministrativa della società per i seguenti delitti previsti dal D.lgs. 74/2000:

-          dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

-          dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici;

-          emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti;

-          occultamento o distruzione di documenti contabili

-          sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.

L’articolo 25-quinquiesdecies prevede per tali delitti l’applicazione delle sanzioni pecuniarie (da 400 a 500 quote, a seconda del reato, aumentate di un terzo se l’ente ha conseguito un profitto di rilavante entità in seguito alla commissione del reato) e delle sanzioni interdittive di cui all’articolo 9, comma 2, lettere c), d) e e) del D.lgs. 231, ossia:

c) il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni di un pubblico servizio;

d) l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di quelli già concessi;

e) il divieto di pubblicizzare beni o servizi.





 
 

MATERIALE

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 Sliders formazione  Dlgs 231  novembre  2019

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Avvocato Francesca Caporale

Avvocato Socio

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